Oh beh, sì, avevo promesso che avrei scritto di più, ma avevo anche promesso implicitamente che non avrei più scritto tesi di laurea e pensieri negativi perché...vabbè, il perché lasciamolo perdere. È corretto dire però che quel perché non c'è più, e quindi posso tornare a scrivere e ad appassionare i miei milioni di fan con le mie teorie senza senso e cavilli mentali infiniti.
Innanzitutto partiamo dalla base. Perché tornare? Che senso ha tornare in un luogo che si ha abbandonati? Egoisticamente, si può dire che ci si stava bene. Dato che l'attuale dimora non esiste più, si torna indietro. È la cosa più squallida che uno possa dire ma miseria, se è vera.
Ma bisogna parlare anche della difficoltà nel tornare a "casa". Diciamolo: abbiamo abbandonato quel luogo per motivi superiori, ed ora tornarci è traumatico. Perché c'è una certa abitudine, e adesso tornare indietro è un po' na strammatura totale. Ma bisogna farlo. Anche perché non si può continuare a vivere in una campana di vetro. La nuova casa cominciava a stare stretta. Il problema adesso non è tanto averla abbandonata, ma l'averle dato fuoco. Io volevo ogni tanto tornarci, ora non sarà più possibile. Ma ad oggi posso solo dire un flebile "Pazienza".
La domanda oggi è sempre la stessa: quanto tempo ci vuole per disabituarsi? Eh. EH. Io sono l'antihater, l'antinostalgico...ludicamente parlando. Nella vita reale io sono il nostalgico per eccellenza. Per me un posto scatena 185 ricordi diversi, anche di eventi totalmente slegati che se li dico la gente mi risponde con "vabbè, se lo sta inventando"... Quindi quanto ci vuole per disabituarsi?
È difficile da scrivere. Disabituarsi.
Difficile da scrivere...e da attuare.
Ma in fondo non è POI così complicato. In fondo, non bisogna fare nulla. Bisogna solo assimilare, come faceva il carino mago nero in FF IX. Draw, Draw, Draw. Il punto è quanto il Draw per sbaglio comincia a far dimenticare. E forse è questo il problema più grande. Il dimenticare. Perché dimenticare è semplice, assimilare è difficilissimo. Allora perché voglio assimilare e non dimenticare? Semplice, perché c'è gente che ha bisogno della mia esperienza anche in questo rinnovato campo. E miseriaccia, c'è già chi mi sta chiedendo aiuto.
La verità è che io sono nato per aiutare, non per essere aiutato. Nel momento in cui mi sono visto aiutato, ho fatto un danno ripetuto millecentoquarantuno volte. Il carpentiere, mi chiamavano. Un motivo ci sarà.
Indi per cui, io ci sono. Con un nuovo bagaglio culturale, con un esperienza prima mistica e oggi rinnovata, con voglia di spaccare qualche testa. E di spendere soldi. Oggi abbiamo inaspettatamente comprato un Verde Foglia ad un prezzo misero. I prossimi acquisti sono semplici: la Game Of The Year di Final Fantasy XIV, che uscirà a Novembre: il gioco base l'ho sempre rinviato per motivi nascosti, ma adesso è tardi. Sono passati già 14 mesi dall'uscita, NECESSITO di tornare ad Eorzea. E di cambiare nome al Chocobo.
Ultimo acquisto che farò l'anno prossimo è il New 3DS XL. In realtà mi servirebbe di più la PS4, ma la portatile per ora ha una discreta priorità. Certo, dovrò procurarmi un GBA per Verde Foglia, ma quello è l'ultimo dei miei pensieri. E a proposito di ULTIMI...vabbè, alla prossima volta mi sa.
Thanks, arigatou and bye bye!
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lunedì, ottobre 27, 2014
lunedì, febbraio 21, 2011
E tutto questo è davvero molto...
STRANO.
Peccato che questa stranezza mi sta nuovamente uccidendo.
Dopo che una persona muore, bene o male, lo si accetta. Passa il tempo, il dolore si attenua, il sentimento si affievolisce...
NO.
Non sono un grande patito dei detti degli scienziati, ma qui ci sta Lavoisier quando dice che nulla si crea bla bla. In special modo, nei sentimenti "nulla si distrugge ma tutto si trasforma". O almeno, i miei funzionano così.
Si creano, si trasformano ma NON si distruggono.
È bastata una settimana di STRANEZZA per distruggere un ANNO di autocontrollo. E questo che vuol dire? Non essere forte abbastanza? Oh beh può anche essere...ma se arrivo fino a sto punto, vuol dire che la forza di contenere, da qualche parte, c'era. O forse, come dicono i Queen, Too much love will kill you.
Ma è ADESSO la domanda fatale: continuare con la stranezza, sapendo che ciò potrebbe farmi MOLTO MALE (e lo ha già fatto, cavolo) ma con una minima speranza che la stranezza porti a qualcosa, oppure dire ad alta voce "chi se ne frega" e fregarsene realmente? Che poi, è quello che ho fatto quest'anno. Solo che ho voluto dare un po' di corda alla STRANEZZA. Che riesce ad essere strana pure in sé.
Ma c'è anche da dire che non ne voglio sapere di agire. Voglio solo vedere lo svolgere degli eventi. Se agissi, renderei tutto ciò molto più reale, ed a quel punto un fallimento mi ucciderebbe. Nuovamente. Oh beh, una più una meno, ormai ho perso il conto di quante volte son morto.
Più che altro la domanda è "Ne vale davvero la pena?"
>_>....<_<...
Sì, CAVOLO se ne vale la pena.
C'è da dire che ho un alleato di tutto rispetto nella corsa alla STRANEZZA. Qualcuno che mi ha già aiutato in passato, il caro Lexsin'. Ma il problema non è quanto in alto riusciamo ad arrivare alla STRANEZZA, quello sarebbe un bene. Ma quanto si riesce a scendere dopo aver raggiunto il picco.
E nel frattempo, il pensiero mi uccide nuovamente. Se oggi non avessi dormito 14 ore, sarei stato in coma vegetativo tutto il tempo. Che poi lo sono stato ugualmente, come possono testimoniare le persone a me stante. I sogni non è che mi aiutino tanto, dato che poi trattano tutti lo stesso tema.
Dopo vari mesi di dominio assoluto di Utada, ho ripreso ad ascoltare altro. Special modo due canzoni dei BSB, entrambe mandate durante "l'ultimo periodo", più di un anno fa. I still...e Shattered. Quelle canzoni la cui risposta è stato solo un discreto "..." di cui, ancora oggi, aleggia il dubbio più assoluto. Mi sa che è giunta ora di riassemblare il lettore. Sarà una lunga guerra, penso che metterò solo BSB, Utada e Koda. Oh beh, attualmente non possono mancare i Queen.
La conclusione, alla fine, qual è? Che si attende. La STRANEZZA è in corso, da qualche parte dovrà pur portare. E se dovessi vedere uno stallo troppo lungo, interverrò. E lì metterò la parola FINE. E come dissi poco tempo fa, lì si vedrà se sarà ETERNA GIOIA o TRISTEZZA PERENNE. Ma a prescindere, mi farò tante risate e tanti pianti.
Peccato che questa stranezza mi sta nuovamente uccidendo.
Dopo che una persona muore, bene o male, lo si accetta. Passa il tempo, il dolore si attenua, il sentimento si affievolisce...
NO.
Non sono un grande patito dei detti degli scienziati, ma qui ci sta Lavoisier quando dice che nulla si crea bla bla. In special modo, nei sentimenti "nulla si distrugge ma tutto si trasforma". O almeno, i miei funzionano così.
Si creano, si trasformano ma NON si distruggono.
È bastata una settimana di STRANEZZA per distruggere un ANNO di autocontrollo. E questo che vuol dire? Non essere forte abbastanza? Oh beh può anche essere...ma se arrivo fino a sto punto, vuol dire che la forza di contenere, da qualche parte, c'era. O forse, come dicono i Queen, Too much love will kill you.
Ma è ADESSO la domanda fatale: continuare con la stranezza, sapendo che ciò potrebbe farmi MOLTO MALE (e lo ha già fatto, cavolo) ma con una minima speranza che la stranezza porti a qualcosa, oppure dire ad alta voce "chi se ne frega" e fregarsene realmente? Che poi, è quello che ho fatto quest'anno. Solo che ho voluto dare un po' di corda alla STRANEZZA. Che riesce ad essere strana pure in sé.
Ma c'è anche da dire che non ne voglio sapere di agire. Voglio solo vedere lo svolgere degli eventi. Se agissi, renderei tutto ciò molto più reale, ed a quel punto un fallimento mi ucciderebbe. Nuovamente. Oh beh, una più una meno, ormai ho perso il conto di quante volte son morto.
Più che altro la domanda è "Ne vale davvero la pena?"
>_>....<_<...
Sì, CAVOLO se ne vale la pena.
C'è da dire che ho un alleato di tutto rispetto nella corsa alla STRANEZZA. Qualcuno che mi ha già aiutato in passato, il caro Lexsin'. Ma il problema non è quanto in alto riusciamo ad arrivare alla STRANEZZA, quello sarebbe un bene. Ma quanto si riesce a scendere dopo aver raggiunto il picco.
E nel frattempo, il pensiero mi uccide nuovamente. Se oggi non avessi dormito 14 ore, sarei stato in coma vegetativo tutto il tempo. Che poi lo sono stato ugualmente, come possono testimoniare le persone a me stante. I sogni non è che mi aiutino tanto, dato che poi trattano tutti lo stesso tema.
Dopo vari mesi di dominio assoluto di Utada, ho ripreso ad ascoltare altro. Special modo due canzoni dei BSB, entrambe mandate durante "l'ultimo periodo", più di un anno fa. I still...e Shattered. Quelle canzoni la cui risposta è stato solo un discreto "..." di cui, ancora oggi, aleggia il dubbio più assoluto. Mi sa che è giunta ora di riassemblare il lettore. Sarà una lunga guerra, penso che metterò solo BSB, Utada e Koda. Oh beh, attualmente non possono mancare i Queen.
La conclusione, alla fine, qual è? Che si attende. La STRANEZZA è in corso, da qualche parte dovrà pur portare. E se dovessi vedere uno stallo troppo lungo, interverrò. E lì metterò la parola FINE. E come dissi poco tempo fa, lì si vedrà se sarà ETERNA GIOIA o TRISTEZZA PERENNE. Ma a prescindere, mi farò tante risate e tanti pianti.
giovedì, gennaio 27, 2011
I don't wanna think about you...
(titolo-riferimento ai Simple Plan)
A volte pensiamo che il nostro mondo vada bene così com'è, con le giuste rinunce che abbiamo effettuato. Poi ci basta un sogno per farci capire che nulla va bene, che quella è la realtà che vogliamo. E poi ci svegliamo, delusi dalla realtà.
"Dopo essermi svegliato da un sogno, vorrei dormire ancora" - Hayatochiri
E allora si cerca la distrazione mentale. Ma questo mi frega. Per quanto possa essere impegnato per dimenticare, sono costretto a dormire. E quindi a ricordare. In disaccordo con Utada quando dice:
"Anche nei sogni, anche nel telefono, voglio sentire la tua voce" - Letters
In effetti, ricordare è molto più semplice che dimenticare. Ma la forza che traiamo nel ricordare non è neppure paragonabile alla debolezza che dovessimo avere se dimenticassimo. Ma questa forza che verrà, è preceduta da una GRANDE debolezza. Che si prova a mascherare in qualunque modo.
"Ogni volta nascondo le tracce delle mie lacrime attraverso gli occhiali da sole
E credo che divento piano piano più forte
Quindi capisco che c'è qualcosa di sbagliato con tutto questo"
Ma dopo cosa dice la canzone?
"La verità è che sono un piagnucolone ed un pretenzioso codardo" -Sunglass-
Mascherarsi non ha alcun effetto, ci vediamo forti all'esterno per straziarci all'interno. È un compromesso accettabile? Non penso proprio. E allora cosa rimane?
Modificare la realtà in modo che diventi come il sogno?
E com'è possibile realizzarlo, quando la protagonista del sogno è MORTA?
Non vi è risposta. Concludo citando l'incipit di For you, adatto ad ogni situazione:
NO MATTER WHAT YOU SAY,
ALL WE CAN DO IS PRAY
A volte pensiamo che il nostro mondo vada bene così com'è, con le giuste rinunce che abbiamo effettuato. Poi ci basta un sogno per farci capire che nulla va bene, che quella è la realtà che vogliamo. E poi ci svegliamo, delusi dalla realtà.
"Dopo essermi svegliato da un sogno, vorrei dormire ancora" - Hayatochiri
E allora si cerca la distrazione mentale. Ma questo mi frega. Per quanto possa essere impegnato per dimenticare, sono costretto a dormire. E quindi a ricordare. In disaccordo con Utada quando dice:
"Anche nei sogni, anche nel telefono, voglio sentire la tua voce" - Letters
In effetti, ricordare è molto più semplice che dimenticare. Ma la forza che traiamo nel ricordare non è neppure paragonabile alla debolezza che dovessimo avere se dimenticassimo. Ma questa forza che verrà, è preceduta da una GRANDE debolezza. Che si prova a mascherare in qualunque modo.
"Ogni volta nascondo le tracce delle mie lacrime attraverso gli occhiali da sole
E credo che divento piano piano più forte
Quindi capisco che c'è qualcosa di sbagliato con tutto questo"
Ma dopo cosa dice la canzone?
"La verità è che sono un piagnucolone ed un pretenzioso codardo" -Sunglass-
Mascherarsi non ha alcun effetto, ci vediamo forti all'esterno per straziarci all'interno. È un compromesso accettabile? Non penso proprio. E allora cosa rimane?
Modificare la realtà in modo che diventi come il sogno?
E com'è possibile realizzarlo, quando la protagonista del sogno è MORTA?
Non vi è risposta. Concludo citando l'incipit di For you, adatto ad ogni situazione:
NO MATTER WHAT YOU SAY,
ALL WE CAN DO IS PRAY
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Brianda Farey,
Pensieri negativi,
Testi,
Utada Hikaru
lunedì, novembre 29, 2010
Immagini disparate, sparute e sparate, alcune sparite
A me danno fastidio tante cose e tante persone, TE INCLUSA!
Vuoi fare qualcosa per me? Allora Uccidimi.
Diamine! Va sempre tutto storto!
Addio, Boss. Tu sì, che eri una vera patriota.
Perché...sono sempre solo?
(...)
Come comporre una canzone da solo, con amici elettronici
Come comporre una canzone con un'orchestra musicale
Non sei umano, ma sei tutto ciò che ho. Can you keep a secret?
(non c'entra nulla, ma mi piaceva st'occhio)
Non te ne andrai, vero? Ma se sei già morto...
Cantare...libera la mente e alleggerisce il corpo
Non voglio più morire...voglio solo...stare con qualcuno
(si commenta da sola, nonostante l'errore)

Ti prego Kakaroth...elimina quel Freezer...vendicami...
Dall'alto del mio orgoglio, chiedo il tuo aiuto per fare qualcosa...
1-2-3: Kodomo No Omocha
4: Big Boss, Metal Gear Solid 3: Snake Eater
5: Gaara, Naruto
6-7: Naruto/Sasuke, Naruto
8: Prisoner of love, Utada Hikaru
9: Flavor of life, Utada Hikaru
10: Can you keep a secret, Utada Hikaru
11: Love goes like, Koda Kumi
12: Moon Crying, Koda Kumi
13: Hashire!, Koda Kumi
14: Kodomo No Omocha
15-16: Dragon Ball Kai (Piccolo & Vegeta)
15-16: Dragon Ball Kai (Piccolo & Vegeta)
martedì, novembre 23, 2010
Presto o tardi, i miei ricordi mi uccideranno...
Notte insonne, anche se in realtà ho dormito per ben novanta minuti. Non so quanto riescano a riposare i miei neuroni in tale lasso di tempo per mantenermi poi tale lucidità. Non so se i miei neuroni abbiano mai riposato, a conti fatti. Ma se non lo facessero, sarei dovuto esaurire. Infatti.
Tutto fluisce nella fine ultima, la morte. Death. Mi è capitato molte volte di pensarci. Di come andrebbe dopo. Anche quando ero uno slashion, quando avevo il potere nelle mani. Non era il potere che mi teneva attaccato a questa vita. Non era nulla. Un detto dice che non è doloroso per chi se ne va, ma per chi resta. Oh beh, una volta morto, posso dire solo "fatti vostri".
Ma ne varrà davvero la pena? In fondo, una morte non cambierà l'asse sulla quale gira il pianeta. Sono un seimiliardesimo, e ancora meno, del totale di questo pianeta. Non cambierò il mondo. Anzi, il mondo ha cambiato me. Dicono che il mondo gira, così come la mia testa. Avranno trovato qualcosa in comune.
Ma alla fine, non è la morte quella che preoccupa. Sarei un miserabile se avessi paura della fine di questa vita senza sperare nella successiva. Benigni disse "è stata una sorpresa la vita, sarà una sorpresa anche la morte". E lo dice un non nato di nuovo. A volte vorrei chiedermi dov'è la mia fede. Dice Brian: "Hai visto la mia fede? Può correre e nascondersi...Gesù, ripara questo cuore rotto, e mantienilo vivo." La paura non sta nella morte fisica. E neppure in quella spirituale, dato che per l'appunto sarei uno sfedato (?) se l'avessi. Ho paura della morte mentale.
La gente mi addita come asociale. E di certo non posso dargli torto. Quando avevo una famiglia, PER CAPRICCIO molte volte non uscivo. Avevo bisogno del mio guscio. Avevo bisogno della mia asocialità. Uscire adesso sarebbe come sputare a quelle uscite. Poi, che alla base ci sia tutto un'altro fattore è un altro conto, ma questo è uno dei motivi più validi. Senza contare che ogni luogo è un ricordo. Ed ogni ricordo mi porta alla morte mentale. Persino immaginare qualunque luogo senza un tetto sopra mi istilla ricordi, negativi nella loro positività. Anche se, buffo dirlo, il luogo che mi trasmette più ricordi è, ovviamente, casa mia. Anche se, per fortuna, i ricordi sono così tanti che non si distinguono bene. Ma se dovessero cominciare ad ordinarsi, diventerebbe una casa per fantasmi.
La mia canzone mia preferita, Kodocha, è altamente riflessiva. Un buon ottanta percento è scritto di mia sana mente. Ma una frase, ora come ora, la cambierei. "Certe volte poi, vorrei mandare tutto all'aria...ma se la riguardo un po', poi non mi arrabbio più". Invertiamo. "Certe volte poi, io non vorrei arrabbiarmi...ma se la riguardo un po', all'aria tutto mando...". Può un singolo volto essere causa scatenante di tante emozioni? Sì, se lo è stato realmente. Ma continuano ad essere troppe emozioni. Forse in fila per due col resto di uno ci entravano, ma tutte assieme no. Spingono. E FANNO MALE.
E nel frattempo continuano le inutili discussioni su cosa sia più importante tra lo shopping e i videogames. Ora, con tutto il grandissimo rispetto, attualmente trovo persino la vita inutile, pensa i videogames. Ma se dovessi dare una risposta reale, posso dire che, in futuro, ogni mio stupido videogame mi darà UNA BELLISSIMA STORIA DA RACCONTARE, o da tenere in mente per ricordare emozioni passate. Non so cosa puoi fare tu di paragonabile con uno stupido pezzo di stoffa. Ah beh certo, puoi sempre sembrare chic, ma non penso che regga il confronto.
Ma in fondo cosa realmente importa? (cit. Kodocha, ancora) Amarant dice "Cosa cerco in realtà? Forse non voglio saperlo..." Ma non è proprio il fatto di SAPERLO. Bensì TROVARLO. O magari, far sì che trovi te. Faccio un esempio molto banale: io ho una piccola avversione per i 18esimi, finora non sono andato a due feste di tal nome importanti, uno di un'amica speciale che significa tanto per me, l'altro della persona più importante della mia vita. Ebbene, una mi ha perdonato, l'altra no. Liberi di scommettere.
Però si parla. Si saluta. Si prova. IPOCRISIA. E l'ho detto bello chiaro, l'altro giorno. Ridendo, ma non è questo il punto. L'ipocrisia sarà la malattia che condurrà più gente negli abissi. Purtroppo, non so se esiste una cura. Almeno, non in questo mondo.
Stavo pensando di coniare un nuovo detto. Molti parlano del "tallone di Achille", nota parte del corpo di un noto mito che era l'unica vulnerabile di codesta persona. C'era chi pensava fossi invincibile. E nel periodo del Trespassing, lo pensavano tutti. Non avevo punti deboli, non avevo nessuna parte scoperta. Ma laddove Kikyo fallisce, Kagome riesce. Non conta quanto dura sia il guscio, una noce sarà sempre possibile mangiarla. Il problema sta se bisogna togliere il guscio con lo schiaccianoci, o se ci riesci a mani nude. Sta di fatto che cambierei il "tallone d'Achille" col "cuore di Brian". Oh beh, quello che ne resta.
Ma forse, non è che vorrei tanto tornare al passato. Più che altro, IO vorrei tornare ad essere quello del passato. Ho coniato il termine Heartless prima che uscisse Kingdom Hearts. Mi definivo, e la gente era pienamente d'accordo, un senza cuore. Perso misteriosamente (e, a conti fatti, ancora delle tante persone solo una sa il come l'ho perso) e quindi autorizzato a trattare tutti come dei fondi di bottiglia. Che poi, dai, era divertente. E a conti fatti lo sarebbe tutt'ora, se non fosse che bisogna assumersi le proprie responsabilità. Non si può pretendere un vetro integro dopo averlo volontiaramente distrutto. Si può incollare, certo, ma solo un vetraio potrà farlo bene. E, purtroppo, nonostante i miei miliardi di soprannomi, non posso classificarmi come vetraio. Anzi, penso che nessuno in questo mondo possa ambire a tale titolo.
E adesso? Non posso certo dire di essere ancora un Senza cuore. Ma non posso neanche dire di averlo come tutti gli altri. Che poi, il cuore è solo un organo. È l'anima la patria dei sentimenti. E, positivo, penso che ce ne sia uno solo. Verso una persona. Ed è questo che mi porterà all'autodistruzione. Presto o tardi, si espanderà a tal punto che sarà sotto controllo. Esattamente come l'anno scorso, quando ogni giorno era uguale ed era tutto piatto. Forse riusciremo a resistere, forse no. Una cosa è certa: due poli positivi si respingono, ma nel frattempo aumentano il loro campo magnetico. Ma solo quando si avvicinano. Quindi, dato che uno dei due ha cambiato la polarità, almeno teniamoci lontano di nostro. Oppure ricambiamo la polarità. Tanto, è semplice, no? NO?
Vero, Utada. Forse c'è un male dentro me. DA QUALCHE PARTE. IN PROFONDITÀ. DENTRO ME. Ma lo teniamo a bada. Se mai uscirà, so cosa fare. I sogni servono pure a questo.
Concludo dicendo che in fondo sono come un automobile. Ho un acceleratore, che è la superbia e l'orgoglio. Ma poi ho un freno. Quel meraviglioso freno che è Gesù Cristo. Che funziona grazie ad un olio speciale. Un olio rosso sangue. Ed infine, la frizione donataci da Dio (da cui la famosa canzone "Dio ci ha donato, la frizione...") che ci permette di cambiare marcia, permettendoci di raggiungere la "quinta marcia" che molte persone già conosceranno. Lo so, bisogna accelerare per raggiungere tale scopo, ma il nostro obiettivo è far sì che non siamo NOI a spingere l'acceleratore. Il nostro piede macchia l'acceleratore di superbia e orgoglio. Ma quando è premuto dall'alto...diventa una macchina santa. Una macchina ha un solo scopo: portare gente. Una macchina di Dio ha un solo scopo: portare gente di, e a, Dio.
E con questa vi saluto. Non mi firmo perché non ho ben chiaro chi sia io, anche se un'idea me la sono fatta. Non so quanto durerà questo post, giusto il tempo di rendermi conto che sto pubblicando un mucchio di scemenze. Ma se non lo facciamo ora, non lo faremo più. Oyasumi-nasai, minna. God bless you.
Tutto fluisce nella fine ultima, la morte. Death. Mi è capitato molte volte di pensarci. Di come andrebbe dopo. Anche quando ero uno slashion, quando avevo il potere nelle mani. Non era il potere che mi teneva attaccato a questa vita. Non era nulla. Un detto dice che non è doloroso per chi se ne va, ma per chi resta. Oh beh, una volta morto, posso dire solo "fatti vostri".
Ma ne varrà davvero la pena? In fondo, una morte non cambierà l'asse sulla quale gira il pianeta. Sono un seimiliardesimo, e ancora meno, del totale di questo pianeta. Non cambierò il mondo. Anzi, il mondo ha cambiato me. Dicono che il mondo gira, così come la mia testa. Avranno trovato qualcosa in comune.
Ma alla fine, non è la morte quella che preoccupa. Sarei un miserabile se avessi paura della fine di questa vita senza sperare nella successiva. Benigni disse "è stata una sorpresa la vita, sarà una sorpresa anche la morte". E lo dice un non nato di nuovo. A volte vorrei chiedermi dov'è la mia fede. Dice Brian: "Hai visto la mia fede? Può correre e nascondersi...Gesù, ripara questo cuore rotto, e mantienilo vivo." La paura non sta nella morte fisica. E neppure in quella spirituale, dato che per l'appunto sarei uno sfedato (?) se l'avessi. Ho paura della morte mentale.
La gente mi addita come asociale. E di certo non posso dargli torto. Quando avevo una famiglia, PER CAPRICCIO molte volte non uscivo. Avevo bisogno del mio guscio. Avevo bisogno della mia asocialità. Uscire adesso sarebbe come sputare a quelle uscite. Poi, che alla base ci sia tutto un'altro fattore è un altro conto, ma questo è uno dei motivi più validi. Senza contare che ogni luogo è un ricordo. Ed ogni ricordo mi porta alla morte mentale. Persino immaginare qualunque luogo senza un tetto sopra mi istilla ricordi, negativi nella loro positività. Anche se, buffo dirlo, il luogo che mi trasmette più ricordi è, ovviamente, casa mia. Anche se, per fortuna, i ricordi sono così tanti che non si distinguono bene. Ma se dovessero cominciare ad ordinarsi, diventerebbe una casa per fantasmi.
La mia canzone mia preferita, Kodocha, è altamente riflessiva. Un buon ottanta percento è scritto di mia sana mente. Ma una frase, ora come ora, la cambierei. "Certe volte poi, vorrei mandare tutto all'aria...ma se la riguardo un po', poi non mi arrabbio più". Invertiamo. "Certe volte poi, io non vorrei arrabbiarmi...ma se la riguardo un po', all'aria tutto mando...". Può un singolo volto essere causa scatenante di tante emozioni? Sì, se lo è stato realmente. Ma continuano ad essere troppe emozioni. Forse in fila per due col resto di uno ci entravano, ma tutte assieme no. Spingono. E FANNO MALE.
E nel frattempo continuano le inutili discussioni su cosa sia più importante tra lo shopping e i videogames. Ora, con tutto il grandissimo rispetto, attualmente trovo persino la vita inutile, pensa i videogames. Ma se dovessi dare una risposta reale, posso dire che, in futuro, ogni mio stupido videogame mi darà UNA BELLISSIMA STORIA DA RACCONTARE, o da tenere in mente per ricordare emozioni passate. Non so cosa puoi fare tu di paragonabile con uno stupido pezzo di stoffa. Ah beh certo, puoi sempre sembrare chic, ma non penso che regga il confronto.
Ma in fondo cosa realmente importa? (cit. Kodocha, ancora) Amarant dice "Cosa cerco in realtà? Forse non voglio saperlo..." Ma non è proprio il fatto di SAPERLO. Bensì TROVARLO. O magari, far sì che trovi te. Faccio un esempio molto banale: io ho una piccola avversione per i 18esimi, finora non sono andato a due feste di tal nome importanti, uno di un'amica speciale che significa tanto per me, l'altro della persona più importante della mia vita. Ebbene, una mi ha perdonato, l'altra no. Liberi di scommettere.
Però si parla. Si saluta. Si prova. IPOCRISIA. E l'ho detto bello chiaro, l'altro giorno. Ridendo, ma non è questo il punto. L'ipocrisia sarà la malattia che condurrà più gente negli abissi. Purtroppo, non so se esiste una cura. Almeno, non in questo mondo.
Stavo pensando di coniare un nuovo detto. Molti parlano del "tallone di Achille", nota parte del corpo di un noto mito che era l'unica vulnerabile di codesta persona. C'era chi pensava fossi invincibile. E nel periodo del Trespassing, lo pensavano tutti. Non avevo punti deboli, non avevo nessuna parte scoperta. Ma laddove Kikyo fallisce, Kagome riesce. Non conta quanto dura sia il guscio, una noce sarà sempre possibile mangiarla. Il problema sta se bisogna togliere il guscio con lo schiaccianoci, o se ci riesci a mani nude. Sta di fatto che cambierei il "tallone d'Achille" col "cuore di Brian". Oh beh, quello che ne resta.
Ma forse, non è che vorrei tanto tornare al passato. Più che altro, IO vorrei tornare ad essere quello del passato. Ho coniato il termine Heartless prima che uscisse Kingdom Hearts. Mi definivo, e la gente era pienamente d'accordo, un senza cuore. Perso misteriosamente (e, a conti fatti, ancora delle tante persone solo una sa il come l'ho perso) e quindi autorizzato a trattare tutti come dei fondi di bottiglia. Che poi, dai, era divertente. E a conti fatti lo sarebbe tutt'ora, se non fosse che bisogna assumersi le proprie responsabilità. Non si può pretendere un vetro integro dopo averlo volontiaramente distrutto. Si può incollare, certo, ma solo un vetraio potrà farlo bene. E, purtroppo, nonostante i miei miliardi di soprannomi, non posso classificarmi come vetraio. Anzi, penso che nessuno in questo mondo possa ambire a tale titolo.
E adesso? Non posso certo dire di essere ancora un Senza cuore. Ma non posso neanche dire di averlo come tutti gli altri. Che poi, il cuore è solo un organo. È l'anima la patria dei sentimenti. E, positivo, penso che ce ne sia uno solo. Verso una persona. Ed è questo che mi porterà all'autodistruzione. Presto o tardi, si espanderà a tal punto che sarà sotto controllo. Esattamente come l'anno scorso, quando ogni giorno era uguale ed era tutto piatto. Forse riusciremo a resistere, forse no. Una cosa è certa: due poli positivi si respingono, ma nel frattempo aumentano il loro campo magnetico. Ma solo quando si avvicinano. Quindi, dato che uno dei due ha cambiato la polarità, almeno teniamoci lontano di nostro. Oppure ricambiamo la polarità. Tanto, è semplice, no? NO?
Vero, Utada. Forse c'è un male dentro me. DA QUALCHE PARTE. IN PROFONDITÀ. DENTRO ME. Ma lo teniamo a bada. Se mai uscirà, so cosa fare. I sogni servono pure a questo.
Concludo dicendo che in fondo sono come un automobile. Ho un acceleratore, che è la superbia e l'orgoglio. Ma poi ho un freno. Quel meraviglioso freno che è Gesù Cristo. Che funziona grazie ad un olio speciale. Un olio rosso sangue. Ed infine, la frizione donataci da Dio (da cui la famosa canzone "Dio ci ha donato, la frizione...") che ci permette di cambiare marcia, permettendoci di raggiungere la "quinta marcia" che molte persone già conosceranno. Lo so, bisogna accelerare per raggiungere tale scopo, ma il nostro obiettivo è far sì che non siamo NOI a spingere l'acceleratore. Il nostro piede macchia l'acceleratore di superbia e orgoglio. Ma quando è premuto dall'alto...diventa una macchina santa. Una macchina ha un solo scopo: portare gente. Una macchina di Dio ha un solo scopo: portare gente di, e a, Dio.
E con questa vi saluto. Non mi firmo perché non ho ben chiaro chi sia io, anche se un'idea me la sono fatta. Non so quanto durerà questo post, giusto il tempo di rendermi conto che sto pubblicando un mucchio di scemenze. Ma se non lo facciamo ora, non lo faremo più. Oyasumi-nasai, minna. God bless you.
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